Kalahari, il semideserto dalle sfumature arancio in Namibia – Sonia Anselmo –

Articolo di Sonia Anselmo

Kalahari, il semideserto dalle sfumature arancio in Namibia

Il deserto del Kalahari

L’arancione intenso e polveroso si insinua tra il verde dei cespugli bassi e radi. Il deserto del Kalahari stupisce con i suoi colori vividi. Al contrario di quello del Namib dalle dune rosse o della costa e di Walvis Bay da quelle dorate, qui è un trionfo di tinte, meno nette ed evidenti, più mischiate e nascoste. Colpisce gli occhi, così come il profumo d’erba che invade le narici, è ovunque, fresco e muschiato.

Quando poi il tramonto incendia l’orizzonte è come se fossero mille sfumature di arancio a illuminare la natura, tra le collinette di terra color zucca, il cielo mandarino tendente al fucsia e le nuvolette salmone.

Una meraviglia di energia, arricchita dai fulmini in lontananza e da un grosso nuvolone grigio che rende ancora più suggestivo il calare del sole: in Namibia piove poco, ma quando lo fa, oltre ad essere una benedizione per la gente e per gli animali, diventa un altro spettacolo.

In fondo, la Namibia è un continuo cambiare di panorami, paesaggi, biodiversità e vegetazione: inevitabilmente mutano pure i colori. E’ un continuo stupirsi di ammirare ogni pochi chilometri qualcosa di unico, sempre magico, sempre dove la natura è la protagonista assoluta, come al Kalahari.

E’ chiamato deserto, ma più che altro è un semi deserto, visto il tanto verde e gli innumerevoli animali che lo abitano. Basta un’occhiata sulle dune arancio che spuntano come collinette e si nota un orice che osserva la vastità dello spazio, mentre un’aquila indugia sulla punta di un albero e alcune volpi dalle orecchie da pipistrello si rincorrono tra l’erba.

Il Kalahari è una vasta distesa parte di un immenso altopiano africano, ad un’altezza media di 900 metri, diviso tra Botswana, Zimbabwe, Sudafrica e Namibia: qui si possono fare escursioni partendo dai vari lodge della zona, che possiedono area protette e riservate.

Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana, e vuol dire “la grande sete”. Ci abitano ancora le tribù dei Boscimani, l’antico popolo nomade, oggi chiamati anche San: hanno vissuto in armonia con l’ambiente del Kalahari per millenni, sviluppando una conoscenza profonda delle sue risorse naturali e un legame ancestrale con il territorio.

Gli incontri nel deserto del Kalahari

Tanti sono gli incontri che si possono fare in questa enorme estensione tra dune basse, che le jeep affrontano con leggiadria, non spostate e modellate dal vento come succede nel Namib, e le distese di acacie, che attirano innumerevoli giraffe. I musetti spuntano tra i rami degli alberi, mentre mangiano, si avvicinano senza problemi per far ammirare il loro lungo collo, si mettono quasi in posa osservando l’obiettivo delle macchine fotografiche dei curiosi umani che sporgono dalle jeep. Ci sono cuccioli di ogni età, alcuni vivono in un piccolo branco di giovani, altri non si separano dalle mamme.

Anche le zebre sono numerose, attraversano la savana insieme a branchi di orici, animale simbolo della Namibia, i grossi kudu e qualche gnu, mentre i simpatici springbok saltano a molla tra i cespugli e i waterbuck scappano mostrando il loro didietro con le strisce bianche, quasi a bersaglio per le inquadrature fotografiche.

Più difficili da vedere sono i predatori come i leoni del Kalahari, con la criniera scura, ghepardi, leopardi, iene brune. Tutti gli animali si sono dovuti adattare al clima più arido e hanno subito delle variazioni nel pelo o nell’altezza, ma sono sempre affascinanti.

Il Kalahari è abitato anche dai simpatici suricati, difficili da incontrare ed è un’ottima zona per osservare gli uccelli africani, oltre e alle aquile. Gli struzzi si muovono in gruppi diretti dalle femmine, i falchi e gli astori si posano sui rami facendosi ammirare nella loro maestosità, gli avvoltoi sono in attesa. I più piccoli però sono un tripudio di colori, come la ghiandaia marina africana dal petto lilla e con tutte le tinte dell’arcobaleno. Anche i nidi costruiti sui rami sono impressionanti: in particolare quelli degli uccelli tessitori che creano tane comunitarie, che possono arrivare a fino 6 metri di lunghezza e due di altezza, pesare fino a mille chili e ospitare anche 300 di questi uccellini gialli laboriosi. Sono nidi isolanti che respingono le temperature estreme esterne e hanno l’entrata nella zona inferiore, per evitare che i serpenti scendano dai rami
dentro la loro abitazione. Sono una caratteristica del Kalahari e delle altre zone della Namibia, che diventano familiari.

Sulle dune spesso ci sono erbe che diventano verdi quando arriva il temporale e bianche durante la siccità. Sui fianchi delle collinette crescono cespugli spinosi, altre erbe dalle radici profonde e arbusti, mentre sulla zona pianeggiante ci sono le acacie dal legno duro, amate dalle giraffe, ma anche piccole piante grasse e diversi tipi di aloe, capaci di immagazzinare l’acqua. Da qui il profumo d’erba che si sente in ogni momento.

La sabbia delle dune, risultato di millenni di geologia, è arricchita di ossido di ferro che la fa brillare, a seconda dell’età e della percentuale di presenza, di arancione e che
si illumina di tonalità ancora più vivide e arancio cupo all’ora del tramonto. Al punto
da rendere il deserto del Kalahari suggestivo, romantico e di una bellezza incredibile. Oltre
a far quasi respirare la potenza e la maestosità della natura.

Leave a Reply

Proceed Booking